Young fashion designer talks about Get It Fair

Mar 25, 2019 0 Comments in Articles, News by

Beyond, vedere oltre

Diventa sempre più importante conoscere cosa c’è dietro, da dove viene ciò che indossiamo e da chi viene realizzato. Quale impatto avrà sul futuro

Queste le domande chiave che guidano l’incontro di questa sera, un incontro che punta a sensibilizzare un pubblico di futuri designer e attuali consumatori ad un tema che non può più essere marginale, è diventato ormai insulso e crudele pensare di progettare senza tener conto di quale impatto ambientale e sociale possa avere un capo d’abbigliamento e la stessa cosa vale per l’acquisto.

Si punta all’equità tra quello che è il valore estetico e quello etico, la nostra missione è quindi far si che la bellezza di un pianeta più sano e di un dipendente più felice eguagli quella di un bell’abito dalla tinta accattivante.

L’incontro si apre con l’intervento di Cesare Saccani che ci pone davanti ad un immagine, una comune vetrina di quelle che vediamo regolarmente passeggiando per il centro, al suo interno una decina di manichini vestiti con i capisaldi di un consumismo logorante comunemente chiamato fast fashion, capi commerciali insomma..

Ponendoci la domanda di cosa ci vedessimo, ma la vera domanda era appunto cosa ci vedessimo oltre. Get It Fair costituisce la risposta per fornire al consumatore informazioni sempre più affidabili su sostenibilità e responsabilità sociale dei prodotti di abbigliamento.

Purtroppo siamo stati noi stessi ad incrementare questo folle ciclo contro il tempo in favore di un guardaroba alla moda a pochi soldi, ma se il prezzo su il cartellino è sempre più basso quello pagato dai diritti e dai danni ambientali è sempre più alto!

Questi preziose occasioni di scambio ci permettono di aprire gli occhi su realtà che per quanto sembrino lontane e surreali riguardano ciò che di più intimo e personale utilizziamo ogni giorno, l’abbigliamento.

Da qualche anno fortunatamente si è sempre più attenti all’argomento si conoscono i luoghi, le condizioni e il numero di vittime che sono state succubi di un sistema che punta ormai solo al business e non più alla bellezza.

Per fortuna persone come Cesare si impegnano giornalmente affinché le aziende che seppur “protette” da certificazioni a riguardo siano tenute a dimostrare il loro effettivo impegno nel garantire una catena produttiva responsabile nei confronti del benessere ambientale e dei propri lavoratori.

La seconda ad intervenire è Emanuela Sabbatini co-founder di ALFIN , agenzia onlus che si occupa della tutela di bambine indiane che vengono sottratte al loro destino infelice per permettergli di avere un istruzione e allo stesso tempo valorizzare il lavoro delle madri, abili tessitrici con un alto know-how che grazie a queste iniziative viene valorizzato.

Ultima è Cecilia Frajoli Gualdi che presenta la piattaforma da lei fondata chiamata Dress the Change, un portale fresco e piacevole che affronta un tema non così semplice, quello della presa di coscienza che ognuno di noi dovrebbe anzi deve avere da ora in poi nel momento dell’acquisto.

Come si può pensare ormai dopo la visone di documentari come The True Cost (illuminante in materia) di rientrare in colossi della fast fashion con lo stesso entusiasmo.

I tempi corrono e stiamo di fronte ad un cambio epocale, sta a noi decidere se sfruttarlo come una rinascita o come un declino.

Gabriele Larcher

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